La tecnologia debutta anche all’interno di vicende giudiziarie: Alexa, l’assistente domestica ideata da Amazon è stata inserita nelle liste testimoniali durante un processo penale. Accade in Florida e la vicenda riguarda un caso di violenza domestica con un drammatico epilogo: un omicidio.

La vicenda

Al centro della questione ci sono due coniugi americani: la moglie, a seguito di una furibonda lite tra le mura di casa, perde la vita. Omicidio o tragico incidente? Il giudice istruttore del caso ha deciso di ammettere la testimonianza di Alexa, facendo esplicita richiesta ad Amazon di consegnare gli speaker che lavorano per Alexa, gli Amazon Echo. La presenza silenziosa di Alexa al momento dell’evento potrebbe aiutare a ricostruire la dinamica dei fatti, contribuendo all’identificazione del colpevole, screditando o confermando le dichiarazioni del marito che asserisce essersi trattato di un terribile incidente.

E’ il mondo che cambia e che richiede un’accelerata verso una direzione sempre più n.0 e che riscrive anche le abitudini più consolidate, come quella di far testimoniare solo persone in carne ed ossa. Ebbene, ogni giorno i giornali sono foderati di notizie relative alla privacy di decine di categorie di interessati e pochi o nessuno si fermano a pensare che quell’interessato potremmo essere noi. Le nostre case sono intelligenti, le luci gestite in domotica, le serrature blindate a distanza, i fornelli si attivano a comando e ogni casa ha una linea w-fi che consenta la perenne connessione.

Un mondo più semplice: a quale prezzo?

La semplificazione delle cose è un vantaggio al quale non potremmo più rinunciare, vero, ma che ne è della nostra privacy? Quando installiamo una videocamera che ci aiuti a controllare casa quando siamo assenti, quando acquistiamo un’assistente personale digitale, quando predisponiamo un videocitofono fermiamoci un secondo a leggere le istruzioni, a capire chi accede ai nostri dati, dove vengono salvati e, soprattutto, come controllarli.