Nella lotta alla pandemia da Covid-19, l’Unione Europea ha deciso di mettersi al lavoro per dar vita, entro fine marzo, a una proposta legislativa per creare e autorizzare il c.d. “passaporto vaccinale”. Ciò è quanto si evince dalle parole della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, la quale ha annunciato l’ingresso del Digital Green Pass.

Tali certificati vaccinali dovrebbero consentire ai cittadini europei di tornare a viaggiare in sicurezza nel territorio dell’Unione e all’estero, soprattutto in vista dell’estate. Infatti, tali documenti conterranno prova dell’avvenuta vaccinazione o i risultati dei test per coloro che non hanno avuto ancora accesso alle campagne vaccinali nazionali. Inoltre, in caso di malattia pregressa, sarà presente anche l’attestazione di piena ripresa da Covid-19.

La presidente della Commissione ha affermato che il Digital Green Pass verrà introdotto nel rispetto della protezione dei dati, della sicurezza e della privacy. Tuttavia, nonostante siano state fornite tali rassicurazione, il Garante per la protezione dei dati personali ha esposto le sue preoccupazioni.

IL GARANTE: NO AI PASS VACCINALI SENZA UNA LEGGE NAZIONALE

Il Garante, a seguito di comunicazione di tale proposta legislativa europea, ha richiamato l’attenzione dei decisori pubblici e degli operativi privati italiani sull’obbligo di rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali.

Infatti, ha sottolineato come i dati relativi allo stato vaccinale di un soggetto costituiscono dati particolari, il cui trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone. Tali conseguenze, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni o compressioni illegittime di libertà costituzionali.

Pertanto, la richiesta del Garante, in merito al passaporto vaccinale, è chiara e prevede che debba essere oggetto di una norma di legge nazionale conferme ai principi in materia di protezione dei dati personali. Poiché, in assenza di tale eventuale base giuridica normativa, l’utilizzo, da parte di soggetti pubblici e di soggetti privati fornitori di servizi destinati al pubblico, di applicazioni e/o pass destinati a distinguere i cittadini vaccinati dai cittadini non vaccinati è da considerarsi illegittimo.

Il Garante ha inoltre affermato che la questione sarà oggetto di prossima segnalazione in Parlamento, sede in cui si discuterà nel merito la posizione assunta dall’autorità predisposta alla protezione dei dati personali.

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