Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i due decreti legislativi che attuano in Italia l’AI Act, il Regolamento europeo (UE) 2024/1689 che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, la prima normativa organica al mondo dedicata al settore. Con questo passaggio, l’Italia completa il proprio quadro normativo nazionale, a pochi giorni dal 2 agosto 2026, data da cui il regolamento europeo è generalmente applicabile in tutta l’Unione.
Chi vigila sull’AI Act in Italia
Uno dei nodi principali affrontati dai decreti attuativi AI Act è la governance: chi controlla che le organizzazioni rispettino le regole, e con quali poteri. L’Italia ha distribuito le competenze tra più autorità, in base all’ambito di applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale:
- AgID (Agenzia per l’Italia digitale): valuta, designa e notifica gli organismi incaricati di certificare la conformità dei sistemi AI.
- ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale): è l’autorità di vigilanza del mercato, con poteri di controllo e verifica sui sistemi non conformi.
- Il Garante per la protezione dei dati personali: competente sui sistemi AI in ambiti sensibili come giustizia, sicurezza e processi democratici.
- Banca d’Italia, Consob e Ivass: vigilano sui sistemi ad alto rischio nel settore finanziario.
Gli obblighi crescono in base al livello di rischio del sistema: i sistemi ad alto rischio, ad esempio per selezione del personale, credit scoring o servizi essenziali, richiedono requisiti rafforzati di trasparenza e supervisione umana.
A chi si applica l’AI Act
Le regole non riguardano solo le grandi aziende tecnologiche: coinvolgono qualsiasi realtà che usi strumenti di intelligenza artificiale, anche solo per selezione del personale, assistenza clienti tramite chatbot, valutazione del merito creditizio o analisi dei dati. Un principio guida dei decreti: le decisioni automatizzate non possono sostituire integralmente il giudizio umano, che resta parte del processo decisionale.
Le sanzioni previste
Le violazioni sono punite con sanzioni fino a 35 milioni di euro (o il 7% del fatturato mondiale) per le pratiche vietate, e fino a 15 milioni (o il 3%) per gli altri obblighi. Per PMI e startup si applica il valore più basso tra importo fisso e percentuale, secondo un principio di proporzionalità. Un motivo in più per non rimandare la verifica di conformità AI Act.
Con la governance nazionale ormai definita, è il momento di verificare quali sistemi di intelligenza artificiale usi e quali obblighi ti riguardano.
La tua organizzazione ha già fatto una valutazione di conformità AI Act?
Scopri il servizio AI Compliance Check
📧 commerciale@iconsulentiprivacy.it | ☎️ 0541 1798723
Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i due decreti legislativi che attuano in Italia l’AI Act, il Regolamento europeo (UE) 2024/1689 che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, la prima normativa organica al mondo dedicata al settore. Con questo passaggio, l’Italia completa il proprio quadro normativo nazionale, a pochi giorni dal 2 agosto 2026, data da cui il regolamento europeo è generalmente applicabile in tutta l’Unione.
Chi vigila sull’AI Act in Italia
Uno dei nodi principali affrontati dai decreti attuativi AI Act è la governance: chi controlla che le organizzazioni rispettino le regole, e con quali poteri. L’Italia ha distribuito le competenze tra più autorità, in base all’ambito di applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale:
- AgID (Agenzia per l’Italia digitale): valuta, designa e notifica gli organismi incaricati di certificare la conformità dei sistemi AI.
- ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale): è l’autorità di vigilanza del mercato, con poteri di controllo e verifica sui sistemi non conformi.
- Il Garante per la protezione dei dati personali: competente sui sistemi AI in ambiti sensibili come giustizia, sicurezza e processi democratici.
- Banca d’Italia, Consob e Ivass: vigilano sui sistemi ad alto rischio nel settore finanziario.
Gli obblighi crescono in base al livello di rischio del sistema: i sistemi ad alto rischio, ad esempio per selezione del personale, credit scoring o servizi essenziali, richiedono requisiti rafforzati di trasparenza e supervisione umana.
A chi si applica l’AI Act
Le regole non riguardano solo le grandi aziende tecnologiche: coinvolgono qualsiasi realtà che usi strumenti di intelligenza artificiale, anche solo per selezione del personale, assistenza clienti tramite chatbot, valutazione del merito creditizio o analisi dei dati. Un principio guida dei decreti: le decisioni automatizzate non possono sostituire integralmente il giudizio umano, che resta parte del processo decisionale.
Le sanzioni previste
Le violazioni sono punite con sanzioni fino a 35 milioni di euro (o il 7% del fatturato mondiale) per le pratiche vietate, e fino a 15 milioni (o il 3%) per gli altri obblighi. Per PMI e startup si applica il valore più basso tra importo fisso e percentuale, secondo un principio di proporzionalità. Un motivo in più per non rimandare la verifica di conformità AI Act.
Con la governance nazionale ormai definita, è il momento di verificare quali sistemi di intelligenza artificiale usi e quali obblighi ti riguardano.
La tua organizzazione ha già fatto una valutazione di conformità AI Act?
Scopri il servizio AI Compliance Check
📧 commerciale@iconsulentiprivacy.it | ☎️ 0541 1798723