Impronte digitali estrapolate dalle fotografie che carichiamo sui social: ecco come

Sul banco degli imputati sono le fotografie che ci ritraggono mentre mimiamo il segno di “vittoria”, la classica “V” del vincente per intenderci.

Ebbene sì, grazie alla specializzazione degli apparecchi elettronici utilizzati dagli hacker è possibile che le nostre fotografie, incautamente pubblicate sui social network, consentano ai malintenzionati del web di riprodurre le nostre impronte digitali.

La conseguenza potrebbe essere allarmante: dopo lo “scandalo” FaceApp, l’applicazione che invecchiava i volti delle persone, venduti poi a parti terze localizzate in territorio Russo, le fotografie che mettono in risalto le nostre dita e, quindi, le nostre impronte, potrebbero essere pericolose.

Disposizioni bancarie, aprire porte, dialogare con la Pubblica Amministrazione attraverso portali digitali potrebbe essere compromesso e la nostra identità rubata.

La soluzione? Pubblicare foto che non consentano l’analisi della parte interna della mano attraverso strumenti tecnologici avanzati. L’immagine è un dato personale che può considerarsi anche biometrico in alcuni casi: non sottovalutare l’importanza dei nostri tratti somatici è importantissimo in un’era a grande vocazione tecnologica. E se siamo un’azienda? Tutelare le immagini dei nostri dipendenti con modalità consone, assicurarci di aver chiesto loro il consenso alla eventuale diffusione (ad esempio la pubblicazione sul sito internet dell’azienda) sono solo alcuni dei passi da fare per lavorare in assonanza con il GDPR.