Il GDPR nell’era dell’intelligenza artificiale: quando gli elettrodomestici ci ascoltano. “Dimmi che frigorifero hai e ti dirò chi sei”. Fa sorridere? Un po’ sì, ma gli esperti  informatici dell’Università di Oxford non sembrano essere così divertiti. Quello che si prospetta sembra terribile: gli elettrodomestici, piccoli e grandi che siano, purché “elettronicamente intelligenti”, registrano le nostre conversazioni, estrapolano informazioni e le vendono a terzi – non troppo insospettabili – soggetti. Ma come? E la nostra privacy?

È proprio il nostro tempo a richiedere una tutela adeguata dei dati personali, nell’era del 5G, di Siri, della domotica e dei forni interattivi i nostri dati sono più a rischio che mai. Tra i dispositivi finiti nel mirino dei ricercatori di alcune università inglesi sono finiti quelli prodotti dai colossi Apple, Samsung e Lg, oltre alle chiavette streaming di Roku e Amazon FireTv. Uno scenario orwelliano che dovrebbe far riflettere sull’importanza della cessione dei nostri dati e sulla nostra libertà di scelta.

Chi si accaparra i nostri dati? Amazon, Google, Akamai e Microsoft: il motivo è presto detto, sono loro a fornire le piattaforme in cloud utilizzate dagli apparecchi “incriminati”.

Un “piccolo tesoretto” di dati come si legge su un articolo di Federprivacy, l’espressione ci è piaciuta, perché vera. I nostri dati sono preziosi, delineano le nostre abitudini e possono essere facilmente utilizzati da aziende commerciali per creare prodotti ad hoc per noi: utile e comodo, non c’è che dire, ma siamo veramente noi a decidere se ci serve proprio quell’aspirapolvere?

Attenzione quindi, leggere le informative sul trattamento dei nostri dati dal lato utente e redigerne di precise e corrette dal lato azienda non è più un aspetto trascurabile. Il danno potenziale? Sanzioni milionarie e danno alla brand reputation per le aziende e limitazione della libertà di scelta degli interessati attraverso il controllo sistematico delle loro abitudini.