Utilizzare la messaggistica istantanea come WhatsApp o Telegram è una pratica che piace molto ai medici (e moltissimo ai pazienti). Il motivo? Uno strumento utile per ottimizzare tempi e costi, e che permette di assistere i propri pazienti anche a molti km di distanza.

Ed ecco che referti medici, analisi di laboratorio, terapie e dati sanitari dei pazienti finiscono nel grande vortice della corrispondenza virtuale e quindi nell’infinito e poco controllabile mondo del web.

Per quanto pratica, questa abitudine è in conflitto con quanto disposto dal Regolamento UE n. 679/2016 (GDPR) e il motivo è meno celato di quanto appaia. A spiegarlo è l’esperto di tecnologie nel campo medico Marco Masoni, del Dipartimento di Medicina sperimentale clinica dell’università di Firenze: “I dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati (gdpr) in vigore da maggio 2018”.

Quale soluzione è prospettabile? Considerata la prassi ormai consolidata è  quanto mai necessario lo sviluppo di applicazioni di messaggistica istantanea appositamente dedicate e in grado di fornire agli utenti le garanzie idonee alla tutela dei dati personali.

Scegliere provider che forniscano misure di sicurezza adeguate all’eventuale stoccaggio dei nostri dati all’estero, oltre ad essere una strategia vincente per creare un’immagine affidabile della nostra attività, è anche uno degli adempimenti previsti dalla normativa europea. Il nostro team di consulenti può affiancarti nell’analisi della tua impresa individuando i punti critici e le soluzioni adottabili. Scopri come