“Weople”, l’Applicazione che chiede i nostri dati in cambio di denaro, non piace al Garante per la protezione dei dati personali

“Data is the new oil”, letteralmente tradotto in “i dati personali sono il nuovo petrolio”, è un’affermazione ormai divenuta realtà per il nostro momento storico. La normativa europea sul trattamento dei dati personali (GDPR) viene emanata alla luce dell’importanza sempre maggiore che ogni giorno assumono i nostri dati, della velocità con cui vengono trasferiti e della facilità con cui vengono ceduti.

Cosa significa che i dati sono il nuovo petrolio? Che aziende, multinazionali, Stati possono trarre enormi benefici dallo sfruttamento delle informazioni personali dei soggetti interessati. Testimone chiave è sicuramente la vicenda di Cambridge Analytica, ma non è la sola: parliamo oggi dell’App. “Weople”, sviluppata da un’azienda italiana, che ha fatto “drizzare” le antenne dell’Autorità Garante.

“A partire dai primi mesi del 2019 sono state diverse le segnalazioni giunte all’Autorità da parte di imprese della grande distribuzione che lamentavano di aver ricevuto da parte di “Weople” numerosissime richieste di trasferire alla piattaforma dati personali e di consumo registrati nelle carte di fedeltà” si legge sul sito dell’Autorità.

“L’impresa italiana, che gestisce la app e offre servizi di vario genere (offerte commerciali, analisti statistiche e di mercato), si propone infatti come intermediaria nel rapporto tra aziende e utenti chiedendo, su delega di questi ultimi, di ottenere le informazioni personali custodite presso grandi imprese allo scopo di riunirle all’interno della propria banca dati”.

Un aspetto interessante è proprio la “commerciabilità dei dati” che attribuisce valore economico ai nostri dati personali. Assicurarsi di cedere le nostre informazioni a soggetti in linea con la normativa europea – alias che si prendano cura dei dati che trattano – è un atteggiamento non più solo virtuoso, bensì necessario.

l Garante attenderà dunque il parere dell’Edpb (Comitato europeo per la protezione dei dati) per concludere l’istruttoria avviata sulla app.

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