Il tema della conservazione dei dati personali è Delicato quanto dibattuto: un’annosa questione che, alla luce dell’entrata in vigore del GDPR, non può più essere rimandata.
Ogni giorno entra nelle nostre aziende un innumerevole quantitativo di dati personali: dati dei lavoratori ai fini amministrativi, dati contabili dei fornitori, dei clienti, dati riguardanti la videosorveglianza, dati societari e dei curricula per la ricerca del personale. 

L’articolo 13 del GDPR prevede che il titolare del trattamento debba comunicare agli interessati per quanto tempo conserverà i loro dati personali. Se non è possibile, almeno i “criteri utilizzati per determinare tale periodo” (comma 2, lettera a).

L’art. 5 dispone, inoltre, che i dati personali raccolti possono essere conservati solo fino al raggiungimento delle finalità per cui sono stati raccolti.

Talvolta è la legge a stabilire i tempi di conservazione (ad esempio le norme per i fornitori di servizi telefonici o telematici), a  volte ci si può riferire a obblighi contrattuali (es. i dati fiscali), altri sono stabiliti direttamente dal Titolare del trattamento.

Tutto questo molto spesso si traduce in un grande rompicapo per gli imprenditori, che si sentono sopraffatti da una normativa fittissima e a volte poco chiara persino per gli “addetti ai lavori”.

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto con provvedimenti che aiutano a fissare tali termini,  saperli tradurre, quindi,  dalla teoria alla pratica è fondamentale per evitare di violare la normativa europea.

Valutare correttamente l’estensione temporale di tale periodo è essenziale al fine di ottenere la compliance al GDPR, scopri come.