Nel mirino dell’Authority per la privacy rientrano ancora una volta i social network più diffusi.
Dopo l’esperienza che ha coinvolto il colosso Facebook,
è LinkedIn, la piattaforma preferita dai professionisti, a scivolare sulla raccolta e l’utilizzo dei dati.

Il social, di proprietà Microsoft, ha indebitamente utilizzato 18mila indirizzi email per scopi pubblicitari nel tentativo di ottenere più iscritti al proprio servizio. Nessun problema particolare se LinkedIn avesse intercettato i destinatari della campagna marketing in modo trasparente ma così non avvenuto: ad oggi ancora non sappiamo come la piattaforma si sia procurata gli indirizzi e-mail in questione.

L’indagine dell’Authority ha avuto impulso dalla segnalazione di un utente iscritto a Facebook, il quale si accorge di essere nel “mirino marketing” di LinkedIn pur non essendo membro della piattaforma. L’utente ha inviato un reclamo alla Data Protection Commission (DPC) irlandese (Stato dove ha sede legale la piattaforma) la quale ha iniziato le sue attività ispettive.

LinkedIn ha ammesso di aver utilizzato 18mila indirizzi email di persone non iscritte al social network, e quindi senza consenso, cessando immediatamente l’attività illecita. Al momento della violazione, infatti, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali – GDPR – non era ancora entrato in vigore e la vicenda tra Authority e LinkedIn si è risolta “bonariamente” solo attraverso la cessazione della pratica scorretta e senza l’applicazione di sanzioni.

Oggi lo scenario in materia di protezione dei dati personali è notevolmente cambiato e dati personali come gli indirizzi email possono essere utilizzati per finalità di marketing e profilazione solo rispettando gli stringenti criteri stabiliti dagli articoli 6 e 9 del GDPR.

Fai in modo che tutti i dati a tua disposizione siano veramente utili. Questo è il momento per indagare sulle pratiche che ogni giorno vengono utilizzate nell’attività della tua impresa: la tua azienda tratta correttamente i dati personali raccolti?